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lunedì 6 luglio 2009

...le idee hanno i numeri


di Alfio Maria Fiamingo

Ieri rileggevo nella mente un mio post di metà del dicembre scorso... Una considerazione semplice, ma a volte dimenticata nelle analisi delle cose che accadono in politica... "Non è importante quanto un'idea riesca ad avere diffusione nel pensiero comune, nella sua immediatezza. Ma quanto riesca ad incidere, realmente, nel tempo, a prescindere da quanto ne occorra perché sia condivisa ed accettata. Un'idea è già forte, e ci si crede quanto più è nella coscienza di chi prova a sostenerne il valore, nel momento stesso in cui nasce nel pensiero di chi la propone".
Tra coloro che continuano a tenere in considerazione i "pacchetti" di voti di ciascuna delle forze politiche in campo in una naturale competizione sul territorio e quelli che, invece, ritengono che siano le loro idee a trovare i riscontri numerici perché siano poi realizzabili, la strada è indirizzata, sempre di più, verso il prevalere di questi ultimi.
L'elettore è, prima di tutto, una persona, uomo o donna che sia, con un suo mondo, fatto delle realtà del suo vivere, concreto nelle necessità quotidiane dalle quali sorgono le istanze che richiede il doverle affrontare. La politica dello scambio, dei favori, quella che viene definita impropriamente - con un termine riduttivo delle capacità d'interpretare e che non tiene conto del ricambio delle generazioni e del tempo - come quella che si rivolge al pragmatismo o "pancia" degli elettori, ha sempre meno futuro. La comunicazione indirizzata, quella che omette alcune cose importanti e rileva altre di poco conto facendone degli elementi di risonanza, continua a non rendersi conto del cambiamento epocale, degli scenari che si aprono - nonostante gli sforzi notevoli di molti - verso il nuovo e in risposta a quel che non ha più senso ignorare delle espressioni di sé che riesce a trasmettere la società civile.
Il percorso per governare il flusso di effettivi interessi legati al bisogno di sviluppo competitivo di una società diversa per composizione da quella che ha accompagnato la rinascita del dopoguerra e gli anni a seguire, anche dopo la fine apparente della prima repubblica, non è più dato dalla somma delle adesioni di singole rappresentanze della vita politica, specie se legate a una ormai inevitabilmente in decomposizione concezione non meritocratica dell'indirizzo della distribuzione delle opportunità e delle risorse, ma assistenzialista del reperimento dei consensi. Le rivoluzioni, ho scritto altre volte, si compiono dal vero, da una strategia che sappia rendere propria la visione complessiva di quel che avviene nei mutamenti e nelle richieste indicate dalla vita di tutti e di tutti i giorni.
La strada. E' quella di parlare alla comprensione e all'intelligenza, mai sopita, anche se a volte ci hanno lasciato credere che fosse il contrario. Sempre pronta a partecipare - o soltanto a risvegliarsi - nella considerazione che ci sia qualcuno che abbia voglia di farsene carico per il benessere di un insieme spesso trascurato ma da sempre attento e presente.
Un leader sa queste cose.
Qualsiasi proponimento per il futuro deve, proprio come in una via obbligata dalle trasformazioni, intendere l'importanza di questi valori, sentiti e inespressi.
Sulle idee - prima o poi, come la storia ci ricorda che avviene da sempre - convergono i numeri per la loro realizzazione pratica.
Ho riletto anche le mie considerazioni dopo le elezioni del giugno dello scorso anno per il Comune e la Provincia di Catania... ho riletto altre pagine... scrivevo che avessero, dal loro ambito locale, una valenza di respiro generale se rapportate alla vita del nostro Paese... i fatti, a volte, parlano più dei numeri e delle parole e quel voto seppe dire molto, anche se ignorato da chi non ne aveva interesse o non messo in rilievo da chi ne ha compreso la forza esplosiva che raccontava del suo racchiudere il nucleo di una parte - quella numericamente più forte nella vita reale del Paese - dell'elettorato.
Restando alla Storia, tutte le svolte - quelle che hanno saputo incidere nei cambiamenti - sono partite da un'idea, mai dal computo di cosa in termini di condivisioni avrebbe saputo raccogliere.
Perché è attorno a un'idea di valore che si aggregano i numeri e, a raccontarlo, è il pragmatismo dei fatti.
Invero, basta pensarci, non è mai accaduto il contrario.

Alfio Maria Fiamingo


giovedì 18 giugno 2009

...visioni


di Alfio Maria Fiamingo

La realtà è sempre uguale a se stessa. Non il livello di percezione che riusciamo ad averne. A proposito del modo in cui ogni cosa che accade può essere resa all'intelligenza di chi osserva, esistono piani diversi di approfondimento e analisi.
I centoventiquattromila voti a Michele Cimino, unico candidato espresso dall'area del Pdl che fa riferimento a Gianfranco Micciché, vengono letti da molti come una sconfitta. Nelle sue dichiarazioni, rese alla stampa, anche dallo stesso Sottosegretario. Inconsapevole?
I voti ottenuti da Giovanni La Via e Salvatore Iacolino, il duo dell'asse Alfano-Schifani, che ha in Giuseppe Castiglione e Domenico Nania il coordinamento regionale del partito, intorno alle centotrentanovemila preferenze, pur se risultanti dall'incrocio sullo stesso simbolo di due preferenze, volte all'uno e all'altro in aggiunta al voto che, alternativamente, ciascuno dei due ha reso per aree geografiche di appartenenza - e al quale si è aggiunto quello degli elettori di Nino Strano, vengono letti come una vittoria. Anche nelle parole del ministro guardasigilli e del buon Renato, Presidente del Senato della Repubblica. Inconsapevoli?
Elettori-cittadini. Mezzi di comunicazione. Politici e media sembrano, troppe volte, guardare da un piano diverso dal vero modo in cui si collocano gli elettori. Altrimenti chiaro, invece. Inconsapevoli?
Se il Sud, e la Sicilia in particolare, sono importanti per determinare il successo elettorale in casa Pdl, risultano essenziali per l'Udc. Essere Leader, in questo, significa saper immaginare il futuro e condurre la propria azione in modo da dare un senso compiuto a quel che ne indirizza il percorso. Chi ha letto i post precedenti, compresi quelli in link dello scorso anno, sa cosa intendo. Scripta manent, e, per parafrasare Virgilio - non quello di Dante, ma il portale web - è un po', questo, anche il bello di internet. Soltanto visioni?
Il buon McLuhan ha svolto il suo pensiero indicando gli effetti pervasivi del mezzo sulla comunicazione, a prescindere dai suoi contenuti... e i diversi angoli di visuale che interagiscono nella comprensione tra soggetti di un quale che sia argomento, dal quotidiano che ciascuno di noi vive nell'interazione con le persone più prossime a sé, fino alla filosofia.
Politica. Un modo per governare le istanze di una società di individui, cioè compiere delle scelte che sappiano, dalla loro interpretazione, realizzarle. O un modo per acquisire e, successivamente, gestire un potere su quella stessa società di persone. O un modo per porsi, più semplicemente, seguendo una ratio consequenziale al significato più in origine del termine, al servizio della stessa. In questo, nel senso che avrebbe nel suo stesso esistere come parola, senza rinunciare a quelli che firme prestigiose e lettori mediocri continuano a ritenere privilegi e che sono, né più né meno, soltanto condizioni di serenità per lo svolgimento di un compito teso a un fine corrispondente.
Sono state elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, quelle di sabato sei giugno e di domenica sette. In Sicilia, tuttavia, hanno avuto un significato diverso. In Sicilia c'è stata la possibilità di scegliere tra una politica del potere e del dare e una politica del servire e del fornire. Nei risultati, almeno a guardare all'interno del Pdl, ha vinto quest'ultima. Senza che ci siano soggetti inconsapevoli. Hanno vinto i valori e le idee, sulle trame e sugli schemi di distribuzione del prevalere. Perché appaia il contrario è riconducibile allo studio del Marshall canadese.
A scorrere il nastro all'indietro, certi commenti leggeri e interessati, tendenti a demolire l'immagine altrimenti inattaccabile del pupillo di Berlusconi, vivono della loro stessa inconsistenza. Non ci sono stati passi indietro né rinunce. Un disegno chiaro, un progetto reale e mai dismesso. "Prima di tutto la Sicilia", nelle parole di stavolta e dello scorso anno, è stata la sintesi di un pensiero delineato e consapevole.
Anche per coloro che hanno provato ad avversarlo. Perseverando, ma senza risultati. Anche per coloro che si sono ritrovati, invece, nella condizione di dover condividerlo.
In questo, la mente e il cuore, insieme, hanno reso un'immagine chiara dell'uomo. Dire di più potrebbe risultare qualcosa di diverso da un'analisi.
Cade Cuffaro, segue l'avversione dell'ex governatore per la candidatura di Micciché, con l'appoggio della vecchia politica del potere, quella di Angelino e di Schifani. Prestigiacomo, no. Gianfranco, no. Lombardo serve a dare significato rafforzativo all'immagine di un centrodestra coeso, pur nell'apparente incongruenza di un permanere nelle alleanze dell'Udc, che in Parlamento, sulla scia dei pretestuosi motivi di visibilità dei Follini & c., Casini sceglie di spostare all'opposizione - dice il Berlusca a un innervosito Dell'Utri e a un obbediente Micciché. Quale rivoluzione, è il grido dei mediocri in cerca di visibilità e degli altri, quelli per bene ma comunque tali, specie tra i lettori-cittadini-elettori. Vittime del medium, indipendentemente dai contenuti dell'informazione.
Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare uno studioso della Manitoba university e di Cambridge, ma tant'è, ancora al tempo d'oggi.
Lombardo è uno che ha fiuto per fare suo, al contrario, il criterio al quale si ispira - ma sono solo i fondamentali, quasi come per un palleggiatore che sia regista di una squadra di volley - ogni buon manager... trasformare in positivo le opportunità che offre l'occasione.
Il nostro Gianfranco, Publitalia docet, ha lo stile leggero e sottile dei gemelli Finezza della Compagnia dei Celestini del libro del grande Stefano Benni, noto scrittore umoristico-satirico sinistrorso. Berlusconi ha avuto informazioni errate o le ha interpretate male, è un uomo, può sbagliare anche lui. Gianfranco ha l'intelligenza di saper trovare altre strade, senza variare obiettivo e senza venir meno alla lealtà per uno che continua a stravedere per lui, comprendendo che la realtà vive anche nell'impossibilità che da Palazzo Grazioli e Macherio e Arcore possano esserci notizie su tutto e su tutti che abbiano un legame stretto con l'infallibilità. Forse anche dentro le mura vaticane è in fondo un po' così, fede e ragione possono errare, almeno una volta.
In quanti, davvero, sono stati accanto a Micciché, ci si chiede e mi chiedo.
In quanti lo hanno compreso.
La risposta è nei centoventiquattromila uomini e donne che hanno scritto nell'urna il loro credere insieme ai valori e alle idee messe in condivisione, così, nel modo in cui soltanto un leader sereno del proprio operare sa - e dovrebbe sempre, per esserlo - fare.
Tutti consapevoli, nel gioco delle parti. E adesso il gioco si fa nel modo in cui ci ha raccontato Vialli, tra una partita e l'altra di una competizione mondiale di quasi vent'anni addietro.
La successione che a fine legislatura avverrà a Berlusconi apre già le maglie. Lo ha dichiarato il Premier, lo mostra il bailamme schizzafango dappertutto di questi anni e dei giorni di adesso in particolare. Si muove, tra gli spazi di questa scacchiera immaginaria, qualcosa di grande, che chiude e apre e sarà di discontinuità oppure a proseguire quelli che, nel 2013, saranno quasi vent'anni, mancandone soltanto uno. Silvio ha reso una cosa grande, senza essere compreso. Ha smesso il percorso di chi lo ha preceduto e di chi gli è stato coevo di una politica guidata da fili diversi, magari quelli di un dietro le quinte meno nobile dell'immagine che ne ha rappresentato, per metterci la faccia e il denaro, quello perduto dietro questo tempo spesse volte osteggiato nei proponimenti... in fondo, caduto il muro, ma non quello di troppe coscienze appannate o rese tali, è stato il primo di molti che hanno condiviso il concetto di un Paese moderno da assimilare a una grande Azienda. Questa, nella sua natura, crea sviluppo e risorse. Esattamente come dovrebbe fare uno Stato libero e che guardi al suo divenire.
"Unione delle clientele" dice dell'Udc, oggi, il Presidente del Consiglio.
Inconsapevole?
Gianfranco, febbraio-marzo duemilaotto.
Obbedisco, ma non mi adeguo. Proprio col piglio manageriale del lavoro dal quale proviene.
Potrebbe essere un'altra sintesi di lettura, e lo è, insieme alle altre però.
Obtorto collo, Lombardo in soltanto un anno deve adeguarsi, invece... a fine mandato lo aspetta un ministero, per crescere insieme al peso politico del suo movimento per l'autonomia. Gianfranco ha altre mire. "Prima di tutto la Sicilia", senza defezioni, né tentennamenti, né ripensamenti.
E con una preoccupazione, seria, per la mancanza di una opposizione vera nella nostra Isola, prima e più ancora che nel resto del Paese. Condizione per spaccature e correnti in una maggioranza così larga.
Il duo più duo, quello che negli scorsi post ha inteso riassumere i magnifici quattro, Schifani-Alfano-Firrarello-Castiglione, sceglie un trio e volge a vele aperte a favore di vento, così almeno crede... e chissenefrega, è il coro, se sull'altare si sacrifica il consenso unanime che aveva richiesto, apparentemente per sé, Berlusconi.
La Via-Iacolino-Strano, flop che terno...
Il medium è il messaggio.
Ma il tempo, in un lungo non ritorno che alcuni considerano ritenere in una ciclicità che non esiste altrove che nelle stagioni, muove in avanti. E, almeno e anche stavolta, in centoventiquattromila non ci hanno creduto.

Poiché le opinioni spaziano tra gli argomenti e la matematica - in questo soltanto aritmetica, ad essere più ancorati alla intensità che si accompagna alle parole semplici - è una certezza, centoventiquattromila è ben di più che ottantamila più e centomila più e cinquatamila più...
Non ha vinto il codazzo al Pistacchio.
Non ha vinto soltanto un'idea vera.
A vincere sono stati centoventiquattromila uomini e donne liberi, consapevoli dell'importanza di una politica del servire e del fornire e del governare.
La scacchiera vede scorrere già le linee degli spostamenti.
Il palleggio dei gemelli Finezza continua.
L'Udc è - quasi - fuori, comunque agonizzante. E credo non soltanto qui da noi che siamo al centro del mediterraneo.
Lombardo deve muoversi su una linea a lui fino a prima sconosciuta, anche come sistema interpetativo del suo ruolo e, più in generale, del concetto stesso di governo della polis.
Le opportunità a disposizione di tutti, una politica priva di favori e senza clientelismi, lo sviluppo anche senza inutili infrastrutture, inclusivo della valorizzazione delle risorse del territorio: questo, tra l'altro di bello, hanno scritto in centoventiquattromila.
In questo ha creduto e continua a credere, incurante ma determinato, Micciché.
Alfano non raccoglie un invito che non pretendeva intelligenza nell'uditore e cade nella induzione di chi non ha mai pensato che potesse abiurare dal suo piano di osservazione e dagli amici, che fossero di Palermo o di Bronte, che avessero trascorsi a Villabate o sedessero in Senato, amici veri e scomponibili al fine di moltiplicarne visibilità, risultati e vittorie.
La scacchiera racconta prima che si chiudano quali che siano cerchi, spessissimo anni prima.
Un'anima meridionalista all'interno del Pdl o un Partito del Sud, totale antitesi rispetto all'idea di un'altra Lega, nel suo stesso e intrinseco presupposto che ne è ispiratore, a volerla o a volerlo alla fine di quella che non è una fiera, sono in tre, altri dal coro, sempre, anche quando - almeno apparentemente - incompresi. Il disegno di uno, con la serena tenacia di chi non ha mai pensato che una direzione fosse altro dall'indicare qualcosa di perseguibile soltanto perché condiviso, ha preso le forme, forse un po' in anticipo, sul foglio bianco in cui negli anni è iniziato il tratto di una matita intelligente delle cose... ed è stato accompagnato e condiviso, come appunto nelle intenzioni.
Ne sono consapevoli alleati e avversari, dentro e fuori gli schemi, dentro e fuori il partito, dentro e fuori dall'opposizione e, pure stesso, dalla Politica.
Nulla avviene in modo naturale senza un consenso libero.
Anche se a darlo, per una volta, oltre che le persone, che sono anche cittadini-elettori, sono altri più su, leader a loro volta e a prescindere... almeno nell'aver saputo riconoscere in anticipo certe raffinatezze mentali che poco hanno a vedere con le sfere di cuoio.
La direzione, allora, quale che sia, è comunque segnata. E ineluttabile.
Soltanto visioni?
Alfio Maria Fiamingo


martedì 3 febbraio 2009

Sicilia... Ma chi sta, poi davvero, con Miccichè?


di Alfio Fiamingo

Le risposte arrivano sempre, quando a domandarsi sono le considerazioni che sappiamo fare, provando a guardare in anticipo a cosa accadrà nel tempo.
Dopo le elezioni di metà aprile, prima che il nuovo Presidente decidesse della composizione della sua Giunta per il governo della Sicilia, scrivevo [5 maggio 2008]:
"L'MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali; non ha l'afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L'MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare. Non è sentito dalle persone".
E ancora: "Il mio ragionamento è soltanto di opportunità politica. I numeri, e i fatti, hanno dimostrato che anche una legge elettorale come quella per l'elezione della Camera e del Senato, giudicata come inefficace a garantire stabilità e governabilità, risulta ininfluente nel momento in cui rivela esserci, sul territorio nazionale, una forte maggioranza, a prescindere che sia in un senso o nell'altro. Le scelte a presentarsi al voto con maggiore chiarezza che nel passato hanno dato la possibilità agli elettori di esprimere nell'urna la loro adesione a un progetto, quale che sia, di destra o di sinistra o di centro. In questa tornata è stata premiata la creazione del PDL, poteva essere altrimenti, ma l'elettore, davanti alla possibilità di compiere una scelta con chiarezza, ha mostrato di riuscire a esprimersi, con precise indicazioni sulla volontà di quale maggioranza. Se, a livello nazionale, l'esclusione di Casini, da una parte, e della Sinistra Arcobaleno, dall'altra, hanno avuto le risposte del corpo elettorale, in Sicilia, a livello locale, nell'ambito delle elezioni per la scelta dei rappresentanti all'ARS e del Governatore, hanno lasciato inespresse istanze e chiarezza. Il voto a Lombardo è stato il voto al PDL, questo, credo, pure lo stesso Lombardo, dentro di sé, ha coscienza di sapere. Né può essere lui, che non ha una sua storia personale a proposito di istanze autonomiste, a rappresentare qualcosa in cui egli stesso non ha creduto nel suo passato politico, essendo chiaro, a chi vive in Sicilia, che l'MPA è più una creatura politica che qualcosa che nasce, come accade per la Lega al Nord, dal territorio e nel territorio. A proposito di semplificazione della vita politica, in breve, l'apparentamento tra PDL e Lega è stato necessario al Nord e, soprattutto, è stato premiato dal voto, un po' in tutte le regioni della Padania. L'apparentamento tra PDL e MPA al Sud, invece, è stato un errore politico di Berlusconi ed è stato apparentemente premiato, infatti, soltanto in Sicilia, dove il movimento di Lombardo ha tessuto la sua rete di contatti e adesioni. Questo, tra l'altro, ha coinvolto l'UDC di Casini e Cuffaro, cooptandoli nella vittoria. Ma, a parte tutti i meriti o demeriti di Lombardo e tutti i meriti o demeriti di Casini e Cuffaro, senza alcun riferimento a vicende giudiziarie vere o presunte, che non sono nelle intenzioni e nello spirito di queste note, il PDL ha perso l'occasione di stravincere le elezioni regionali presentandosi come PDL in quanto tale. Forse era questa l'idea di Gianfranco Miccichè, nei suoi colloqui con Berlusconi a Roma, nei giorni prima che la scelta ricadesse su Lombardo. Forse. Io, qui, scrivo soltanto la mia idea. E, già in quei giorni, scrivevo di quanto fosse un grave errore "politico" l'alleanza tra PDL e MPA, perché prevedevo, così come ancora, che Lombardo avrebbe fatto pesare, oltre i limiti del risultato elettorale venuto fuori dalle espressioni di consenso, il suo ruolo all'interno dell'accordo. Il PDL avrebbe vinto a mani basse anche senza l'MPA di Lombardo. Avrebbe escluso definitivamente dai giochi Casini. Avrebbe rivelato, con i numeri, l'inconsistenza elettorale di Lombardo e dei suoi dell'MPA. Avrebbe avuto due legami in meno nel processo di sviluppo per l'Isola e per il Sud, a proposito di quando Berlusconi lamenta di non aver potuto attuare una parte del suo programma, nella scorsa legislatura, proprio per certe pressioni dei suoi alleati, riferendosi dichiaratamente a Casini. Questo è quel che penso. Senza troppa presunzione, credo che questo lo sapesse Gianfranco Miccichè, anche in quei giorni di serrati colloqui a Roma, purtroppo senza esito. Berlusconi non è nato né vive in Sicilia, non poteva saperlo, ma poteva informarsi meglio. Ci si allea con chi condivide, con chi costruisce, o intende costruire, un percorso insieme, come accade con la Lega o con l'unificazione di AN e Forza Italia... più difficile è allearsi con chi, anziché ringraziarti per la visibilità acquisita, sa chiederti il conto del suo peso elettorale ottenuto grazie a te, per di più, e per beffa sulla realtà. Oggi abbiamo un Parlamento nazionale con tre o quattro partiti. Potevamo avere un governo regionale composto solo dal PDL, se non ci fossero state inutili e ostili divisioni interne, dichiaratamente portatrici di un boomerang politico forse pesantissimo da ricevere in ritorno. Questo per quanto riguarda il PDL. Potevano anche essere altre le espressioni di voto, pure rispettabili. Ma Lombardo era fuori dal gioco. E Berlusconi lo ha messo in campo e fatto vincere, facendo del male politico a se stesso. Forse mi sbaglio, ma, ribadisco, credo che Gianfranco Miccichè lo sapesse e lo sappia questo. A qualcuno può sembrare che ne esca sconfitto, per ora. Ma non è così. Le risposte che arrivano nel tempo contribuiscono a scrivere la storia. Che è fatta di una serie di accadimenti, mai di uno solo slegato dalla successione degli altri. Questo mi premeva scrivere, dopo tanti giorni di silenzio, "prima" che le scelte per la composizione del governo nazionale e regionale fossero compiute". [5 maggio 2008]

Qualcuno, adesso, sembra accorgersi di cosa non era difficile conoscere da subito.
E c'è anche qualcos'altro. Quello che lo stesso Gianfranco Miccichè rileva a proposito delle distrazioni di fondi, da e per il Sud, verso altre destinazioni, in danno dello sviluppo del meridione. I dissensi del Sottosegretario alla Presidenza con le politiche che privilegiano le infrastrutture e i contributi alle regioni che, per la loro stessa essenza, sono da traino all'economia del Paese e, quindi, richiedono quei sostegni necessari alla sopravvivenza stessa del Sistema Italia, specie adesso, in un periodo di forte crisi economica e di recessione. Il suo prendere le distanze da certe scelte del collega Tremonti, il suo considerare gli effetti futuri che verranno dalle mancate erogazioni alla ripresa delle macroaree del Sud nelle quali occorre, come sa ritenere con forza di idee, più necessaria e incisiva l'azione di supporto a nuove opportunità di crescita complessiva, nella direzione del superamento dello scalino che le separa dalle altre. Ci sono stati dei giochi di potere: Alfano, Schifani, Firrarello, hanno sospinto la candidatura di Raffaele Lombardo, che adesso sembrano contrastare nella sua azione di governo dell'Isola. Miccichè aveva, come molte altre volte, saputo guardare più lontano e comprendere in anticipo che, per lo stesso accadere delle opportunità in determinati momenti della vita politica di un Paese, tutto serviva tranne la divisione o il misurarsi del peso dei protagonisti e della forza elettorale che potevano esprimere. Ma sembrava, proprio come scrissi in quella notte di maggio, aver perso, senza che così sia stato realmente. Sempre per provare a vedere oltre le apparenze, chissà, ma è solo una domanda che faccio a me stesso, che non sia vero quanto aveva provato ad anticipare del suo pensiero in un'intervista subito a ridosso delle scorse elezioni regionali: unire le sue idee concrete di promozione di un riscatto della sua Isola e del Sud alla struttura del Movimento per l'Autonomia, per una scelta pragmatica e non di condivisione; che è comunque più vicina alla passione che ha saputo mostrare di sé nella semplicità dei fatti - ha messo la faccia e le idee nel provarci, quando ha posto al servizio della Sicilia la sua candidatura - in occasione del rinnovo dell'Assemblea regionale; rimettendoci un po' nell'immagine, per gli aspri commenti [a volte, come quelli di Repubblica o della stessa La 7, che pure prima ne aveva messo in risalto le considerazioni, quasi sbeffeggianti] ricevuti dalla stampa e dai media e per la perdita di consensi personali, almeno nell'immediatezza del suo intelligente e consapevole adeguarsi alle scelte indirizzate da Berlusconi, scambiato per pochezza di convincimenti e che conteneva, invece, già in nuce, come accade a chi ha valore e passione politica, il sapere cosa sarebbe stato, presto o tardi, come è nei giorni di adesso. Se cade Lombardo, si va al voto. E che sia un giusto chiedere il conto all'interno del PDL; o un misurarsi - stavolta in suo favore - del reale peso politico e di idee delle componenti interne al suo partito; o, chissà - ed è, come scrivo sopra, solo una domanda - un pragmatico avvicinarsi al movimento autonomista di Lombardo; qualsiasi cosa, tra le opzioni, potrebbe essere comunque, anche in questa occasione - magari non adesso, ma tra qualche anno - un riuscire a vedere con chiarezza nel futuro che prova a condividere. Lo stesso nel quale ha mostrato di credere quando ha espresso e sostenuto la sua proposta di rinnovamento - la "rivoluzione siciliana" - che, per il destino beffardo che spesso accompagna coloro che sanno pensare a largo respiro, alcuni, nell'errata interpretazione di quella che non era affatto una rinuncia, hanno scambiato per un voltarsi indietro che non c'è mai stato.


Sui risultati elettorali dello scorso anno, politiche e regionali di metà aprile e, poi, provinciali di metà giugno, così riflettevo in una serie di post, nell'immediatezza di quello stesso periodo, su quanto già allora emergeva chiaramente da una lettura attenta del modo in cui era stato appena espresso il voto... [anche a proposito della capacità di Raffaele Lombardo di accrescere, dalle sue posizioni, il proprio consenso elettorale]:




Alfio Fiamingo

...il blog ufficiale di Gianfranco Micciché