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lunedì 6 luglio 2009

...le idee hanno i numeri


di Alfio Maria Fiamingo

Ieri rileggevo nella mente un mio post di metà del dicembre scorso... Una considerazione semplice, ma a volte dimenticata nelle analisi delle cose che accadono in politica... "Non è importante quanto un'idea riesca ad avere diffusione nel pensiero comune, nella sua immediatezza. Ma quanto riesca ad incidere, realmente, nel tempo, a prescindere da quanto ne occorra perché sia condivisa ed accettata. Un'idea è già forte, e ci si crede quanto più è nella coscienza di chi prova a sostenerne il valore, nel momento stesso in cui nasce nel pensiero di chi la propone".
Tra coloro che continuano a tenere in considerazione i "pacchetti" di voti di ciascuna delle forze politiche in campo in una naturale competizione sul territorio e quelli che, invece, ritengono che siano le loro idee a trovare i riscontri numerici perché siano poi realizzabili, la strada è indirizzata, sempre di più, verso il prevalere di questi ultimi.
L'elettore è, prima di tutto, una persona, uomo o donna che sia, con un suo mondo, fatto delle realtà del suo vivere, concreto nelle necessità quotidiane dalle quali sorgono le istanze che richiede il doverle affrontare. La politica dello scambio, dei favori, quella che viene definita impropriamente - con un termine riduttivo delle capacità d'interpretare e che non tiene conto del ricambio delle generazioni e del tempo - come quella che si rivolge al pragmatismo o "pancia" degli elettori, ha sempre meno futuro. La comunicazione indirizzata, quella che omette alcune cose importanti e rileva altre di poco conto facendone degli elementi di risonanza, continua a non rendersi conto del cambiamento epocale, degli scenari che si aprono - nonostante gli sforzi notevoli di molti - verso il nuovo e in risposta a quel che non ha più senso ignorare delle espressioni di sé che riesce a trasmettere la società civile.
Il percorso per governare il flusso di effettivi interessi legati al bisogno di sviluppo competitivo di una società diversa per composizione da quella che ha accompagnato la rinascita del dopoguerra e gli anni a seguire, anche dopo la fine apparente della prima repubblica, non è più dato dalla somma delle adesioni di singole rappresentanze della vita politica, specie se legate a una ormai inevitabilmente in decomposizione concezione non meritocratica dell'indirizzo della distribuzione delle opportunità e delle risorse, ma assistenzialista del reperimento dei consensi. Le rivoluzioni, ho scritto altre volte, si compiono dal vero, da una strategia che sappia rendere propria la visione complessiva di quel che avviene nei mutamenti e nelle richieste indicate dalla vita di tutti e di tutti i giorni.
La strada. E' quella di parlare alla comprensione e all'intelligenza, mai sopita, anche se a volte ci hanno lasciato credere che fosse il contrario. Sempre pronta a partecipare - o soltanto a risvegliarsi - nella considerazione che ci sia qualcuno che abbia voglia di farsene carico per il benessere di un insieme spesso trascurato ma da sempre attento e presente.
Un leader sa queste cose.
Qualsiasi proponimento per il futuro deve, proprio come in una via obbligata dalle trasformazioni, intendere l'importanza di questi valori, sentiti e inespressi.
Sulle idee - prima o poi, come la storia ci ricorda che avviene da sempre - convergono i numeri per la loro realizzazione pratica.
Ho riletto anche le mie considerazioni dopo le elezioni del giugno dello scorso anno per il Comune e la Provincia di Catania... ho riletto altre pagine... scrivevo che avessero, dal loro ambito locale, una valenza di respiro generale se rapportate alla vita del nostro Paese... i fatti, a volte, parlano più dei numeri e delle parole e quel voto seppe dire molto, anche se ignorato da chi non ne aveva interesse o non messo in rilievo da chi ne ha compreso la forza esplosiva che raccontava del suo racchiudere il nucleo di una parte - quella numericamente più forte nella vita reale del Paese - dell'elettorato.
Restando alla Storia, tutte le svolte - quelle che hanno saputo incidere nei cambiamenti - sono partite da un'idea, mai dal computo di cosa in termini di condivisioni avrebbe saputo raccogliere.
Perché è attorno a un'idea di valore che si aggregano i numeri e, a raccontarlo, è il pragmatismo dei fatti.
Invero, basta pensarci, non è mai accaduto il contrario.

Alfio Maria Fiamingo


martedì 3 febbraio 2009

Sicilia... Ma chi sta, poi davvero, con Miccichè?


di Alfio Fiamingo

Le risposte arrivano sempre, quando a domandarsi sono le considerazioni che sappiamo fare, provando a guardare in anticipo a cosa accadrà nel tempo.
Dopo le elezioni di metà aprile, prima che il nuovo Presidente decidesse della composizione della sua Giunta per il governo della Sicilia, scrivevo [5 maggio 2008]:
"L'MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali; non ha l'afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L'MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare. Non è sentito dalle persone".
E ancora: "Il mio ragionamento è soltanto di opportunità politica. I numeri, e i fatti, hanno dimostrato che anche una legge elettorale come quella per l'elezione della Camera e del Senato, giudicata come inefficace a garantire stabilità e governabilità, risulta ininfluente nel momento in cui rivela esserci, sul territorio nazionale, una forte maggioranza, a prescindere che sia in un senso o nell'altro. Le scelte a presentarsi al voto con maggiore chiarezza che nel passato hanno dato la possibilità agli elettori di esprimere nell'urna la loro adesione a un progetto, quale che sia, di destra o di sinistra o di centro. In questa tornata è stata premiata la creazione del PDL, poteva essere altrimenti, ma l'elettore, davanti alla possibilità di compiere una scelta con chiarezza, ha mostrato di riuscire a esprimersi, con precise indicazioni sulla volontà di quale maggioranza. Se, a livello nazionale, l'esclusione di Casini, da una parte, e della Sinistra Arcobaleno, dall'altra, hanno avuto le risposte del corpo elettorale, in Sicilia, a livello locale, nell'ambito delle elezioni per la scelta dei rappresentanti all'ARS e del Governatore, hanno lasciato inespresse istanze e chiarezza. Il voto a Lombardo è stato il voto al PDL, questo, credo, pure lo stesso Lombardo, dentro di sé, ha coscienza di sapere. Né può essere lui, che non ha una sua storia personale a proposito di istanze autonomiste, a rappresentare qualcosa in cui egli stesso non ha creduto nel suo passato politico, essendo chiaro, a chi vive in Sicilia, che l'MPA è più una creatura politica che qualcosa che nasce, come accade per la Lega al Nord, dal territorio e nel territorio. A proposito di semplificazione della vita politica, in breve, l'apparentamento tra PDL e Lega è stato necessario al Nord e, soprattutto, è stato premiato dal voto, un po' in tutte le regioni della Padania. L'apparentamento tra PDL e MPA al Sud, invece, è stato un errore politico di Berlusconi ed è stato apparentemente premiato, infatti, soltanto in Sicilia, dove il movimento di Lombardo ha tessuto la sua rete di contatti e adesioni. Questo, tra l'altro, ha coinvolto l'UDC di Casini e Cuffaro, cooptandoli nella vittoria. Ma, a parte tutti i meriti o demeriti di Lombardo e tutti i meriti o demeriti di Casini e Cuffaro, senza alcun riferimento a vicende giudiziarie vere o presunte, che non sono nelle intenzioni e nello spirito di queste note, il PDL ha perso l'occasione di stravincere le elezioni regionali presentandosi come PDL in quanto tale. Forse era questa l'idea di Gianfranco Miccichè, nei suoi colloqui con Berlusconi a Roma, nei giorni prima che la scelta ricadesse su Lombardo. Forse. Io, qui, scrivo soltanto la mia idea. E, già in quei giorni, scrivevo di quanto fosse un grave errore "politico" l'alleanza tra PDL e MPA, perché prevedevo, così come ancora, che Lombardo avrebbe fatto pesare, oltre i limiti del risultato elettorale venuto fuori dalle espressioni di consenso, il suo ruolo all'interno dell'accordo. Il PDL avrebbe vinto a mani basse anche senza l'MPA di Lombardo. Avrebbe escluso definitivamente dai giochi Casini. Avrebbe rivelato, con i numeri, l'inconsistenza elettorale di Lombardo e dei suoi dell'MPA. Avrebbe avuto due legami in meno nel processo di sviluppo per l'Isola e per il Sud, a proposito di quando Berlusconi lamenta di non aver potuto attuare una parte del suo programma, nella scorsa legislatura, proprio per certe pressioni dei suoi alleati, riferendosi dichiaratamente a Casini. Questo è quel che penso. Senza troppa presunzione, credo che questo lo sapesse Gianfranco Miccichè, anche in quei giorni di serrati colloqui a Roma, purtroppo senza esito. Berlusconi non è nato né vive in Sicilia, non poteva saperlo, ma poteva informarsi meglio. Ci si allea con chi condivide, con chi costruisce, o intende costruire, un percorso insieme, come accade con la Lega o con l'unificazione di AN e Forza Italia... più difficile è allearsi con chi, anziché ringraziarti per la visibilità acquisita, sa chiederti il conto del suo peso elettorale ottenuto grazie a te, per di più, e per beffa sulla realtà. Oggi abbiamo un Parlamento nazionale con tre o quattro partiti. Potevamo avere un governo regionale composto solo dal PDL, se non ci fossero state inutili e ostili divisioni interne, dichiaratamente portatrici di un boomerang politico forse pesantissimo da ricevere in ritorno. Questo per quanto riguarda il PDL. Potevano anche essere altre le espressioni di voto, pure rispettabili. Ma Lombardo era fuori dal gioco. E Berlusconi lo ha messo in campo e fatto vincere, facendo del male politico a se stesso. Forse mi sbaglio, ma, ribadisco, credo che Gianfranco Miccichè lo sapesse e lo sappia questo. A qualcuno può sembrare che ne esca sconfitto, per ora. Ma non è così. Le risposte che arrivano nel tempo contribuiscono a scrivere la storia. Che è fatta di una serie di accadimenti, mai di uno solo slegato dalla successione degli altri. Questo mi premeva scrivere, dopo tanti giorni di silenzio, "prima" che le scelte per la composizione del governo nazionale e regionale fossero compiute". [5 maggio 2008]

Qualcuno, adesso, sembra accorgersi di cosa non era difficile conoscere da subito.
E c'è anche qualcos'altro. Quello che lo stesso Gianfranco Miccichè rileva a proposito delle distrazioni di fondi, da e per il Sud, verso altre destinazioni, in danno dello sviluppo del meridione. I dissensi del Sottosegretario alla Presidenza con le politiche che privilegiano le infrastrutture e i contributi alle regioni che, per la loro stessa essenza, sono da traino all'economia del Paese e, quindi, richiedono quei sostegni necessari alla sopravvivenza stessa del Sistema Italia, specie adesso, in un periodo di forte crisi economica e di recessione. Il suo prendere le distanze da certe scelte del collega Tremonti, il suo considerare gli effetti futuri che verranno dalle mancate erogazioni alla ripresa delle macroaree del Sud nelle quali occorre, come sa ritenere con forza di idee, più necessaria e incisiva l'azione di supporto a nuove opportunità di crescita complessiva, nella direzione del superamento dello scalino che le separa dalle altre. Ci sono stati dei giochi di potere: Alfano, Schifani, Firrarello, hanno sospinto la candidatura di Raffaele Lombardo, che adesso sembrano contrastare nella sua azione di governo dell'Isola. Miccichè aveva, come molte altre volte, saputo guardare più lontano e comprendere in anticipo che, per lo stesso accadere delle opportunità in determinati momenti della vita politica di un Paese, tutto serviva tranne la divisione o il misurarsi del peso dei protagonisti e della forza elettorale che potevano esprimere. Ma sembrava, proprio come scrissi in quella notte di maggio, aver perso, senza che così sia stato realmente. Sempre per provare a vedere oltre le apparenze, chissà, ma è solo una domanda che faccio a me stesso, che non sia vero quanto aveva provato ad anticipare del suo pensiero in un'intervista subito a ridosso delle scorse elezioni regionali: unire le sue idee concrete di promozione di un riscatto della sua Isola e del Sud alla struttura del Movimento per l'Autonomia, per una scelta pragmatica e non di condivisione; che è comunque più vicina alla passione che ha saputo mostrare di sé nella semplicità dei fatti - ha messo la faccia e le idee nel provarci, quando ha posto al servizio della Sicilia la sua candidatura - in occasione del rinnovo dell'Assemblea regionale; rimettendoci un po' nell'immagine, per gli aspri commenti [a volte, come quelli di Repubblica o della stessa La 7, che pure prima ne aveva messo in risalto le considerazioni, quasi sbeffeggianti] ricevuti dalla stampa e dai media e per la perdita di consensi personali, almeno nell'immediatezza del suo intelligente e consapevole adeguarsi alle scelte indirizzate da Berlusconi, scambiato per pochezza di convincimenti e che conteneva, invece, già in nuce, come accade a chi ha valore e passione politica, il sapere cosa sarebbe stato, presto o tardi, come è nei giorni di adesso. Se cade Lombardo, si va al voto. E che sia un giusto chiedere il conto all'interno del PDL; o un misurarsi - stavolta in suo favore - del reale peso politico e di idee delle componenti interne al suo partito; o, chissà - ed è, come scrivo sopra, solo una domanda - un pragmatico avvicinarsi al movimento autonomista di Lombardo; qualsiasi cosa, tra le opzioni, potrebbe essere comunque, anche in questa occasione - magari non adesso, ma tra qualche anno - un riuscire a vedere con chiarezza nel futuro che prova a condividere. Lo stesso nel quale ha mostrato di credere quando ha espresso e sostenuto la sua proposta di rinnovamento - la "rivoluzione siciliana" - che, per il destino beffardo che spesso accompagna coloro che sanno pensare a largo respiro, alcuni, nell'errata interpretazione di quella che non era affatto una rinuncia, hanno scambiato per un voltarsi indietro che non c'è mai stato.


Sui risultati elettorali dello scorso anno, politiche e regionali di metà aprile e, poi, provinciali di metà giugno, così riflettevo in una serie di post, nell'immediatezza di quello stesso periodo, su quanto già allora emergeva chiaramente da una lettura attenta del modo in cui era stato appena espresso il voto... [anche a proposito della capacità di Raffaele Lombardo di accrescere, dalle sue posizioni, il proprio consenso elettorale]:




Alfio Fiamingo

Politica & Rete: il blog di Gianfranco Miccichè


Questo post l'ho scritto sul mio blog, è libertà , il 26 agosto dello scorso anno.

di Alfio Fiamingo
L’ex Presidente dell’Ars, oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè, è tra coloro che hanno intuito - anche in Italia - l’importanza di mantenere un contatto in rete con chi intenda confrontarsi, in un rapporto aperto al dialogo, con le sue idee.
Non so quando abbia iniziato, ma, dal suo blog, i post partono dal giugno dello scorso anno.
Linguaggio sempre chiaro e diretto, supporto video con suoi interventi sicuramente interessanti nei contenuti, schiettezza e piglio da leader, con la concretezza che appartiene al modo semplice e immediato con cui si rivolge a chi lo legge o ascolta.
Idee precise, visione del futuro, convinzione nella solidità del suo pensiero, mai vago o privo di riferimenti alla realtà di cosa accade.
Mi sono ritrovato per caso tra i suoi lettori, numerosi nel periodo del dopo-Cuffaro.
Adesso è da parecchi mesi che la conduzione diretta del suo blog è cessata, da quando è venuta meno la sua candidatura al ruolo di Governatore della Sicilia. Sono rimasti tra le sue pagine soltanto coloro che hanno fatto parte del nucleo di blogger che hanno condiviso sin dai primi momenti la sua iniziativa, anche se, a vederne i singoli blog, soltanto in tre sono blogger, mentre gli altri sono figure dello stesso tipo, rispettabilissimo, che si incontra nelle segreterie dei partiti: persone che si avvicinano alla politica, identificandosi in un leader e condividendone le idee, non blogger per proprio conto che si ritrovano nel pensiero di un leader.
Si sono persi i lettori. Non ci sono più i post del Presidente Miccichè, si discute su argomenti di interesse comune a chi posta i commenti, che spesso non coincidono con quanto pubblicato nella rubrica di è-news, creata come spunto di dialogo in assenza degli interventi diretti dell’autore del blog stesso.
Cosa è accaduto? Forse un po’ di quel che è stato per la Brambilla e i suoi circoli, con le differenze che ci sono e che sono nella sostanza del tipo di impostazione del dialogo tra i due leader e coloro che ne hanno seguito almeno una parte del percorso.
Il piglio col quale Micciché ha condotto il suo blog aperto è cresciuto notevolmente nel periodo che ha preceduto e seguito la fine del mandato di Totò Cuffaro e poi si è spento, subito dopo che la scelta per la candidatura alla Presidenza del governo regionale è caduta su Raffaele Lombardo.
Sono stati commessi errori, si è perso il filo del discorso, si è perso il rapporto con i lettori.
Quando, invece, in un blog il rapporto che conta, come negli altri mezzi di comunicazione, è proprio quello con i lettori.
Così avviene per il blog di Antonio Di Pietro, così per quello di Grillo. Sono blog di persone delle quali non condivido le idee; ma sono blog in cui il rapporto non è impostato su altri blogger, ma su una linea di pensiero che dialoga e si confronta con i lettori.
Nel primo post che troviamo, scorrendo a ritroso le pagine del blog di Gianfranco Miccichè, leggiamo:
Ho la netta sensazione che i lettori di questo blog abbiano provato prima un senso di forte incredulità (”il presidente dell’ARS risponde sul suo blog?”) seguito subito dopo da profonda diffidenza (”Non può essere lui, chissà chi gliele scrive le risposte”). Se ciò corrisponde al vero, ammetto di essere contento. Non perché quello fosse il mio scopo iniziando questa avventura che mi vede coinvolto emotivamente prima che politicamente, ma perché riconosco come quella reazione possa rappresentare un buon inizio. Mi dicono che la prassi, in quei casi, pochi in Italia per la verità, in cui un politico comincia a scrivere un blog, sia quella di abbandonarlo subito dopo aver raggiunto lo scopo o quando la campagna elettorale è chiusa. Non è questo il mio caso: non ho iniziato in campagna elettorale e non ho alcuno scopo immediato, se non quello di sperimentare un nuovo mezzo di comunicazione che può avvicinare il cittadino alle istituzioni e le istituzioni al cittadino. Abbiamo scommesso su un evento, il 60° anniversario dell’ARS, per inaugurare uno spazio virtuale di dibattito, aperto e franco, che contiamo di mantenere in vita e rafforzare nei prossimi giorni e mesi. Io continuerò a scrivere su questo blog di politica e non solo: conto di parlare anche di me, delle mie passioni e dei miei interessi, del mio quotidiano. E risponderò a quanti vorranno essere parte di questo dialogo. Presto a questo spazio si affiancheranno altri strumenti di interazione tra voi e me, avendo come scopo principale quello di informare, ma puntando anche a qualcosa di più: riportare la politica al suo significato originale di discussione e dibattito che precede le scelte e le guida. Con il vostro contributo, Gianfranco Miccichè.

Questo testo è l’inizio di una linea vincente di diffusione del blog che aveva portato il blog stesso alla ribalta dei media e della rete.
Poi sono iniziate le contraddizioni, i ripensamenti, i dubbi di una persona intelligente, che però aveva commesso l’errore di spingersi troppo oltre con le parole.
L’invito ai lettori-blogger di candidarsi, l’aver affermato di volere creare una lista propria alle regionali, prima, e poi alle amministrative, non dando un seguito alle intenzioni senza spiegarne a chiare lettere il perché, ha coinvolto, in mezzo a coloro che avevano il sano entusiasmo di chi condivide un progetto politico [tuttora ben delineato nella mente di Micciché e che, nella sostanza, non ha mai subito tentennamenti ma semmai costrizioni dovute a fattori contingenti legati al momento politico attuale], persone di scarso spessore che avevano creduto, o forse ancora credono, di potersi ritagliare una spazio all’interno di una lista che non si è potuta fare perché si è rivelata non vera - nella concretezza dei curricula che erano stati inviati per le adesioni - la frase scritta da Micciché nel suo blog, in cui sosteneva che molti tra loro avrebbero potuto essere migliori di tanti altri politici di professione, talvolta mediocri.
Ma ad allontanare i lettori non è stato questo, non essenzialmente.
Il lettore non è una persona che ha un interesse specifico da portare avanti, non è un candidato, ma è un elettore perché, in quanto cittadino, partecipa al voto. Il non aver svolto questa semplice considerazione è stato l’errore fondamentale.
Se andiamo a rileggere i post di quei giorni, è un continuo porsi in contraddizione con quanto scritto il giorno prima e il giorno prima ancora e poi ancora; e con quel che si è scritto o, meglio, non scritto dopo:

La lista blog non avrebbe dovuto essere proposta.
Io ho partecipato alla riunione a porte chiuse del 3 marzo in via Mariano Stabile, a Palermo, tra Miccichè e i suoi blogger. Ci sono andato da lettore, dopo aver mandato il mio curriculum. C’erano soltanto due veri blogger, perché uno dei tre era assente per impegni di lavoro. Gli altri erano o aspiranti politici o appartenenti a segreterie politiche o semplicemente persone coinvolte dalle parole di quei giorni, un po' come nel mio caso.
Si è capito da subito che mancavano i presupposti per mettere in piedi una lista, ma dissi, in quella riunione, nonostante fossi boicottato da volti che ho poi ritrovato nei filmati stessi del blog di Miccichè, che non farla avrebbe interrotto la fiducia tra i lettori e Miccichè, visto che era stata presentata con così tanta passione e determinazione… il motivo per cui si è capito che non si poteva fare è stato lo stesso fatto che mancavano le persone che potessero essere indicate in quella lista: o perché arriviste, o perché aspiranti a qualcosa che non apparteneva alla loro possibilità di esprimere una posizione di pensiero, o perché inadatte a rappresentare un ruolo.
Bastava dirlo, scrivendolo da subito sul blog, con la stessa schiettezza che era stata uno dei motivi del suo successo e continuare senza interruzioni il dialogo con i lettori-elettori. E, invece, si è taciuto e si è mantenuta la presenza nei commenti degli pseudo blogger e di quei pochi blogger veri, che non sono altro che un numero ristretto di persone [come adesso anche me, che da quella esperienza ho aperto questo blog], che continuano a credere nel pensiero di una persona che non hanno smesso di considerare un leader.
Soltanto che alcuni tra loro fanno parte di chi spera in un ruolo. Mentre io, in quella riunione, parlavo di spersonalizzazione dei ruoli e di un progetto. Come nell'idea proposta dal Presidente di una politica 2.0, priva, per il suo stesso voler essere alternativa, dei limiti di conduzione legati al vecchio modo di intendere la politica e il rapporto tra rappresentante ed elettore. Al quale, nei fatti e nel loro porsi, continuano a fare riferimento molti tra coloro, che, a parole, sostenevano, già nel corso della riunione voluta da Micciché, di aderire al 2.0


Quando ho provato a discuterne nel blog di Micciché, ancora adesso, a distanza di mesi, sono stato attaccato per il mio stesso ricordare ad alcuni, e ad alcune, il loro essere lì ad aspettare chissà cosa. E il mio aver scritto che molti non hanno capito niente di quel 3 marzo, viene ancor oggi considerato un insulto.
Invece è che, da allora, mancano dal blog i lettori-elettori.
E sono rimasti i blogger senza un vero blog, forse perché non saprebbero cosa scriverci, e alcuni blogger veri, con le idee e gli attributi mentali per portarle avanti, come Beppe Vicari e Michele Pivetti [avvocato, che presiede, comunque, un "Circolo del buon governo" a Palermo e, quindi, è già in politica]… e Walter Giannò.
Mentre altri, come Antonio Di Pietro, hanno visto crescere il loro peso politico dalla coerenza con i lettori, un leader autentico con il carisma di Gianfranco Miccichè sembra averlo perduto nel non aver saputo privilegiare l’importanza della sua immagine davanti ai lettori, mancando della cosa fondamentale che fa parte del filo che si crea con gli stessi, la coerenza e l’immediatezza di linguaggio che avevano decretato, per le stesse considerazioni e ragioni, il successo del suo blog e avrebbero contribuito a determinare le condizioni per il suo successo elettorale, nel caso la scelta del centrodestra fosse ricaduta su di lui.
Questo è quel che non si è compreso e che anche chi, come lo stesso Micciché, ha compreso non ha avuto cura che arrivasse ai lettori-elettori: che Micciché la lista non ha potuto farla, perché, nonostante l’entusiamo, mancavano le persone… e che mancassero è provato dal fatto che soltanto per aver espresso il mio pensiero in modo coerente e determinato, quel giorno, in riunione, in molti hanno creduto che appartenessi al gran numero di coloro che erano lì soltanto per sgomitare. Ecco, adesso sono rimasti soltanto quelli. O quasi.

Alfio Fiamingo



Nel mio blog, è libertà , mi sono occupato di "Politica & Rete" anche in questi altri due post:

Politica & Rete [1] e Politica & Rete [3] Creare ed accrescere il consenso, per poi tradurlo in voti...


...il blog ufficiale di Gianfranco Micciché