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lunedì 6 luglio 2009

...le idee hanno i numeri


di Alfio Maria Fiamingo

Ieri rileggevo nella mente un mio post di metà del dicembre scorso... Una considerazione semplice, ma a volte dimenticata nelle analisi delle cose che accadono in politica... "Non è importante quanto un'idea riesca ad avere diffusione nel pensiero comune, nella sua immediatezza. Ma quanto riesca ad incidere, realmente, nel tempo, a prescindere da quanto ne occorra perché sia condivisa ed accettata. Un'idea è già forte, e ci si crede quanto più è nella coscienza di chi prova a sostenerne il valore, nel momento stesso in cui nasce nel pensiero di chi la propone".
Tra coloro che continuano a tenere in considerazione i "pacchetti" di voti di ciascuna delle forze politiche in campo in una naturale competizione sul territorio e quelli che, invece, ritengono che siano le loro idee a trovare i riscontri numerici perché siano poi realizzabili, la strada è indirizzata, sempre di più, verso il prevalere di questi ultimi.
L'elettore è, prima di tutto, una persona, uomo o donna che sia, con un suo mondo, fatto delle realtà del suo vivere, concreto nelle necessità quotidiane dalle quali sorgono le istanze che richiede il doverle affrontare. La politica dello scambio, dei favori, quella che viene definita impropriamente - con un termine riduttivo delle capacità d'interpretare e che non tiene conto del ricambio delle generazioni e del tempo - come quella che si rivolge al pragmatismo o "pancia" degli elettori, ha sempre meno futuro. La comunicazione indirizzata, quella che omette alcune cose importanti e rileva altre di poco conto facendone degli elementi di risonanza, continua a non rendersi conto del cambiamento epocale, degli scenari che si aprono - nonostante gli sforzi notevoli di molti - verso il nuovo e in risposta a quel che non ha più senso ignorare delle espressioni di sé che riesce a trasmettere la società civile.
Il percorso per governare il flusso di effettivi interessi legati al bisogno di sviluppo competitivo di una società diversa per composizione da quella che ha accompagnato la rinascita del dopoguerra e gli anni a seguire, anche dopo la fine apparente della prima repubblica, non è più dato dalla somma delle adesioni di singole rappresentanze della vita politica, specie se legate a una ormai inevitabilmente in decomposizione concezione non meritocratica dell'indirizzo della distribuzione delle opportunità e delle risorse, ma assistenzialista del reperimento dei consensi. Le rivoluzioni, ho scritto altre volte, si compiono dal vero, da una strategia che sappia rendere propria la visione complessiva di quel che avviene nei mutamenti e nelle richieste indicate dalla vita di tutti e di tutti i giorni.
La strada. E' quella di parlare alla comprensione e all'intelligenza, mai sopita, anche se a volte ci hanno lasciato credere che fosse il contrario. Sempre pronta a partecipare - o soltanto a risvegliarsi - nella considerazione che ci sia qualcuno che abbia voglia di farsene carico per il benessere di un insieme spesso trascurato ma da sempre attento e presente.
Un leader sa queste cose.
Qualsiasi proponimento per il futuro deve, proprio come in una via obbligata dalle trasformazioni, intendere l'importanza di questi valori, sentiti e inespressi.
Sulle idee - prima o poi, come la storia ci ricorda che avviene da sempre - convergono i numeri per la loro realizzazione pratica.
Ho riletto anche le mie considerazioni dopo le elezioni del giugno dello scorso anno per il Comune e la Provincia di Catania... ho riletto altre pagine... scrivevo che avessero, dal loro ambito locale, una valenza di respiro generale se rapportate alla vita del nostro Paese... i fatti, a volte, parlano più dei numeri e delle parole e quel voto seppe dire molto, anche se ignorato da chi non ne aveva interesse o non messo in rilievo da chi ne ha compreso la forza esplosiva che raccontava del suo racchiudere il nucleo di una parte - quella numericamente più forte nella vita reale del Paese - dell'elettorato.
Restando alla Storia, tutte le svolte - quelle che hanno saputo incidere nei cambiamenti - sono partite da un'idea, mai dal computo di cosa in termini di condivisioni avrebbe saputo raccogliere.
Perché è attorno a un'idea di valore che si aggregano i numeri e, a raccontarlo, è il pragmatismo dei fatti.
Invero, basta pensarci, non è mai accaduto il contrario.

Alfio Maria Fiamingo


giovedì 11 giugno 2009

...quale direzione?


di Alfio Maria Fiamingo

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in Italia, come altre volte e nel resto dei Paesi dell'Unione, hanno registrato una flessione rispetto al dato di affluenza per le politiche. Maggiore nella nostra isola sulla media nazionale. In Sicilia, invero, le elezioni dello scorso fine settimana sono state vissute con un significato diverso. Le beghe interne al PDL locale, che hanno preceduto e poi accompagnato il primo anno di governo di Raffaele Lombardo, hanno reso nei fatti, quello dei siciliani, anche un voto per assegnare la supremazia a una delle due anime del PDL, rappresentate dalla corrente Schifani-Alfano - che include il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e il Sen. Giuseppe Firrarello - e dall'altra, che si riconosce in Gianfranco Micciché.
In questo blog, prima del voto, ho provato a spiegare le ragioni di una scelta che avrebbe potuto evitare che il tempo della politica tornasse indietro di decenni.
A urne chiuse, tuttavia, emergono alcune semplici considerazioni: il serbatoio azzurro, per la prima volta, non ha funzionato nel ruolo di plus valore al dato nazionale complessivo del partito del Premier; il numero dei non votanti ha superato la media nazionale, come evidenziato; Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, nel ruolo di coordinatori regionali del PDL, non si sono neanche avvicinati ai risultati ottenuti da Gianfranco Micciché.
Se, come già dalle prime ore, Denis Verdini e Ignazio La Russa, coordinatori nazionali insieme a Sandro Bondi, hanno indicato tra le concause di un risultato inferiore alle aspettative della formazione politica di loro appartenenza la più alta percentuale di astenuti in Sicilia, oltre che una perdita intorno ai dieci punti rispetto alle politiche di un anno addietro relativamente alla nostra regione, potrebbero ricordare a se stessi di aver scelto i coordinatori regionali e di aver avuto la percezione errata che da un provvedimento di sospensione comminato ai tre assessori che avevano accettato le deleghe del Lombardo-bis potesse venir fuori un clima più sereno. Peraltro, il plebiscito di voti per Berlusconi non c'è stato perché al gruppo Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello è risultato più comodo - posto che le preferenze in lista potevano essere al massimo tre - indicare il trio La Via, Iacolino e Strano, almeno in provincia di Catania; e perché tra gli elettori di Cimino ad Agrigento - come si legge dai risultati - ha prevalso il disappunto per un provvedimento di sospensione tanto privo di senso quanto inutile. A guardare la tabella delle percentuali, come un chiaro dato di fatto, si ritrovano più o meno gli stessi risultati delle scorse elezioni regionali.
  • Lombardo non aggiunge, su questa linea, voti al Pdl ma li sottrae, oggi come allora.
  • Lombardo non è il 65% dell'Isola, come alcuni ritenevano fosse.
  • Lombardo, voluto da Schifani-Alfano, è stato mollato da loro per ragioni incomprensibili, politicamente.
  • Lombardo, osteggiato da Micciché, prima della sua candidatura a Governatore, è adesso apprezzato dal pupillo di Berlusconi per il suo essersi mostrato disponibile a privilegiare gli interessi di un modo di intendere la politica che non guarda alle alleanze e ai favori, ma tira dritto nel senso di un recupero di efficienza e di una reale promozione dello sviluppo e delle opportunità per chi intende continuare a vivere e a immaginare un futuro che abbia un numero maggiore di certezze in questa terra al centro del mediterraneo.
Che è, poi, quanto aveva promesso proprio Micciché nel suo muovere un passo indietro, appena poco più di un anno fa, rinunciando a candidarsi in prima persona, dopo aver proposto il nome di Stefania Prestigiacomo, per il governo della regione: avrebbe posto le premesse, diceva, perché il suo percorso di idee coinvolgesse il nuovo Governatore, creando le basi per una convergenza nel presupposto di una politica di servizio ai siciliani e di progressione in avanti.
Parte della stampa nazionale e dei commentatori politici rilevano nella disaffezione del nostro elettorato, sia per le urne che per il nuovo PDL, la mancata elargizione dei fondi per le aree sottosviluppate, che - a loro dire - avrebbe impedito una messe scomposta di "favori" e "clientele" [stesso ragionamento svolto da Raffaele Fitto per la Puglia di Niki Vendola] e che comunque avrebbe rappresentato, nel caso inverso, con la realizzazione delle opere da quei fondi cantierabili, un motivo di merito per le amministrazioni in essere... ma in realtà si tratta di una lettura errata.
Perché nella percezione di chi vive il territorio, invece, questa politica del "dai a me, così sarò io a dare a loro" crea frustrazione e, come accaduto, proprio la "disaffezione" oggetto delle analisi di questi primi giorni post voto. Il braccio di ferro per il potere, la lotta per apparire, il non governo delle risorse che possono mettere in moto meccanismi di miglioramento delle condizioni e delle infrastrutture, vengono percepiti, da un elettorato ben più maturo di certa stampa e di certi notisti politici, sicuramente meno mediocre di altrettanti politici [ricordate le parole di Micciché sul suo blog?], per quel che sono: inutili dimostrazioni di forza, tentativi di vana rivalsa, protagonismo per l'egemonia a discapito della parte avversa... e che ne risentano i cittadini [in questo, per errore, non considerati elettori] poco importa.
Il confronto è stato su basi di partenza di diverso livello.
Il gruppo di fedeli del Sottosegretario Micciché, comunque sia andata, con un gap di posizionamento iniziale profondo, è riuscito ad ottenere un risultato non immaginabile, reso possibile proprio dalla condivisione di ideali e valori di tutti coloro che hanno creduto nel suo progetto sino a dentro la cabina elettorale.
In questo, i quasi centoventimila voti di Michele Cimino, leggi Micciché, sono un successo che sicuramente, per quanto in campagna elettorale abbiano mostrato di essere miopi, i suoi avversari interni al partito non potranno sottovalutare.
Dentro i numeri, e oltre.
La Via e Iacolino, votati in gran parte insieme, hanno raggiunto un massimo di poco superiore alle centotrentanovemila preferenze. Cimino, invece, correva da solo [Catania ne è una palese dimostrazione].
La minaccia di espulsione è stata un boomerang, come prevedibile.
L'elezione a Strasburgo di La Via e Iacolino, per restare nella logica dei fatti, evidenzia una vittoria solo "apparente".
Il risultato finale lascia a Gianfranco Micciché tutte le strade aperte.
Restare in una posizione che saprà far valere all'interno del PDL... o iniziare un nuovo percorso che parta da Sud.
"Prima di tutto la Sicilia", continua a ripetere.
I mediocri, anche tra gli elettori, per non parlare di certe firme strapagate, continuano a credere che siano soltanto parole.
Ma gli altri, quel partito di persone libere che hanno concretamente sostenuto le sue visioni con il voto, sono molti per non destare un dibattito serio, dentro e fuori dalla Politica.

Alfio Maria Fiamingo

sabato 6 giugno 2009

...in un'altra direzione


di Alfio Maria Fiamingo

"Prima di tutto la Sicilia", dice Gianfranco Micciché. Lo aveva già detto, poco più di un anno fa.
Anche allora, come adesso, con la stessa convinzione.
La trama di un'azione politica lucida, consapevole dei percorsi necessari al raggiungimento di un obiettivo chiaro, nella mente e - per l'uomo e il suo modo di intendere la politica - nel cuore.
Dai più di difficile comprensione, la strada.
Ma un leader è tale quando sa indicare un cammino, la direzione è una freccia rivolta verso i valori e le idee da condividere insieme a chi segue. Così è. Anche quando sembra non apparire.
Un uomo, una persona, fa quel che deve fare, a prescindere da cosa sarà detto di lui, diceva in un'intervista Giovanni Falcone.
Il plauso facile non è per uomini così.
Non ci sono vie tortuose per chi tiene fede a se stesso e alle promesse a disposizione di chi riesce a farle proprie, nel vederle. Un vero leader sa conoscerle in anticipo; e sa anche perseguire un disegno che coinvolga chi è disposto al suo realizzarsi.
Prende forma, nei giorni di adesso, qualcosa che è nel cuore da almeno un biennio.
In questo, Gianfranco Micciché ne esce comunque vincitore.
Ma non è altro che un'occasione, a questo punto, quasi irripetibile.
A volte le lancette del tempo che, in un continuo filo in divenire, accompagna la storia, possono tornare indietro.
Prende forma, sì. Ma dal voto.
Le persone, donne e uomini, liberi di desiderare un futuro per questa Isola, la Sicilia, vogliono che, a scorrere, le lancette del tempo siano in avanti.
Così da essere un futuro realizzato e proiettato sulla scia di una visione ad ampio respiro.
Ma cos'è una visione, se non il provarsi - prima che altri - ad andare oltre le misure già note?
Un cerchio che si chiude, consente che ce ne siano altri che si aprano.
Questo è il momento di una scelta, per chiudere una fase d'inizio di un progetto condivisibile.
Poi ne verranno altre, ma solo da questa saldatura; un biennio di sottile - sicuramente raffinata - visione della politica.
Oppure ritrovarsi altrove, anche di decenni nel passato. Logiche contrapposte, potere e servire, arroganza e dialogo.
Le elezioni europee, per noi siciliani, hanno un valore incommensurabile, stavolta.
C'è una scelta secca, e di valore.
Un voto che può contribuire a dare senso a una direzione forse mai intrapresa, non a mia memoria, almeno.
Per questo, una libera scelta in cui riteniamo di credere, come ho definito il nostro agire altre volte, è Michele Cimino.
Buon voto.

Alfio Maria Fiamingo



martedì 3 febbraio 2009

Politica & Rete: il blog di Gianfranco Miccichè


Questo post l'ho scritto sul mio blog, è libertà , il 26 agosto dello scorso anno.

di Alfio Fiamingo
L’ex Presidente dell’Ars, oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè, è tra coloro che hanno intuito - anche in Italia - l’importanza di mantenere un contatto in rete con chi intenda confrontarsi, in un rapporto aperto al dialogo, con le sue idee.
Non so quando abbia iniziato, ma, dal suo blog, i post partono dal giugno dello scorso anno.
Linguaggio sempre chiaro e diretto, supporto video con suoi interventi sicuramente interessanti nei contenuti, schiettezza e piglio da leader, con la concretezza che appartiene al modo semplice e immediato con cui si rivolge a chi lo legge o ascolta.
Idee precise, visione del futuro, convinzione nella solidità del suo pensiero, mai vago o privo di riferimenti alla realtà di cosa accade.
Mi sono ritrovato per caso tra i suoi lettori, numerosi nel periodo del dopo-Cuffaro.
Adesso è da parecchi mesi che la conduzione diretta del suo blog è cessata, da quando è venuta meno la sua candidatura al ruolo di Governatore della Sicilia. Sono rimasti tra le sue pagine soltanto coloro che hanno fatto parte del nucleo di blogger che hanno condiviso sin dai primi momenti la sua iniziativa, anche se, a vederne i singoli blog, soltanto in tre sono blogger, mentre gli altri sono figure dello stesso tipo, rispettabilissimo, che si incontra nelle segreterie dei partiti: persone che si avvicinano alla politica, identificandosi in un leader e condividendone le idee, non blogger per proprio conto che si ritrovano nel pensiero di un leader.
Si sono persi i lettori. Non ci sono più i post del Presidente Miccichè, si discute su argomenti di interesse comune a chi posta i commenti, che spesso non coincidono con quanto pubblicato nella rubrica di è-news, creata come spunto di dialogo in assenza degli interventi diretti dell’autore del blog stesso.
Cosa è accaduto? Forse un po’ di quel che è stato per la Brambilla e i suoi circoli, con le differenze che ci sono e che sono nella sostanza del tipo di impostazione del dialogo tra i due leader e coloro che ne hanno seguito almeno una parte del percorso.
Il piglio col quale Micciché ha condotto il suo blog aperto è cresciuto notevolmente nel periodo che ha preceduto e seguito la fine del mandato di Totò Cuffaro e poi si è spento, subito dopo che la scelta per la candidatura alla Presidenza del governo regionale è caduta su Raffaele Lombardo.
Sono stati commessi errori, si è perso il filo del discorso, si è perso il rapporto con i lettori.
Quando, invece, in un blog il rapporto che conta, come negli altri mezzi di comunicazione, è proprio quello con i lettori.
Così avviene per il blog di Antonio Di Pietro, così per quello di Grillo. Sono blog di persone delle quali non condivido le idee; ma sono blog in cui il rapporto non è impostato su altri blogger, ma su una linea di pensiero che dialoga e si confronta con i lettori.
Nel primo post che troviamo, scorrendo a ritroso le pagine del blog di Gianfranco Miccichè, leggiamo:
Ho la netta sensazione che i lettori di questo blog abbiano provato prima un senso di forte incredulità (”il presidente dell’ARS risponde sul suo blog?”) seguito subito dopo da profonda diffidenza (”Non può essere lui, chissà chi gliele scrive le risposte”). Se ciò corrisponde al vero, ammetto di essere contento. Non perché quello fosse il mio scopo iniziando questa avventura che mi vede coinvolto emotivamente prima che politicamente, ma perché riconosco come quella reazione possa rappresentare un buon inizio. Mi dicono che la prassi, in quei casi, pochi in Italia per la verità, in cui un politico comincia a scrivere un blog, sia quella di abbandonarlo subito dopo aver raggiunto lo scopo o quando la campagna elettorale è chiusa. Non è questo il mio caso: non ho iniziato in campagna elettorale e non ho alcuno scopo immediato, se non quello di sperimentare un nuovo mezzo di comunicazione che può avvicinare il cittadino alle istituzioni e le istituzioni al cittadino. Abbiamo scommesso su un evento, il 60° anniversario dell’ARS, per inaugurare uno spazio virtuale di dibattito, aperto e franco, che contiamo di mantenere in vita e rafforzare nei prossimi giorni e mesi. Io continuerò a scrivere su questo blog di politica e non solo: conto di parlare anche di me, delle mie passioni e dei miei interessi, del mio quotidiano. E risponderò a quanti vorranno essere parte di questo dialogo. Presto a questo spazio si affiancheranno altri strumenti di interazione tra voi e me, avendo come scopo principale quello di informare, ma puntando anche a qualcosa di più: riportare la politica al suo significato originale di discussione e dibattito che precede le scelte e le guida. Con il vostro contributo, Gianfranco Miccichè.

Questo testo è l’inizio di una linea vincente di diffusione del blog che aveva portato il blog stesso alla ribalta dei media e della rete.
Poi sono iniziate le contraddizioni, i ripensamenti, i dubbi di una persona intelligente, che però aveva commesso l’errore di spingersi troppo oltre con le parole.
L’invito ai lettori-blogger di candidarsi, l’aver affermato di volere creare una lista propria alle regionali, prima, e poi alle amministrative, non dando un seguito alle intenzioni senza spiegarne a chiare lettere il perché, ha coinvolto, in mezzo a coloro che avevano il sano entusiasmo di chi condivide un progetto politico [tuttora ben delineato nella mente di Micciché e che, nella sostanza, non ha mai subito tentennamenti ma semmai costrizioni dovute a fattori contingenti legati al momento politico attuale], persone di scarso spessore che avevano creduto, o forse ancora credono, di potersi ritagliare una spazio all’interno di una lista che non si è potuta fare perché si è rivelata non vera - nella concretezza dei curricula che erano stati inviati per le adesioni - la frase scritta da Micciché nel suo blog, in cui sosteneva che molti tra loro avrebbero potuto essere migliori di tanti altri politici di professione, talvolta mediocri.
Ma ad allontanare i lettori non è stato questo, non essenzialmente.
Il lettore non è una persona che ha un interesse specifico da portare avanti, non è un candidato, ma è un elettore perché, in quanto cittadino, partecipa al voto. Il non aver svolto questa semplice considerazione è stato l’errore fondamentale.
Se andiamo a rileggere i post di quei giorni, è un continuo porsi in contraddizione con quanto scritto il giorno prima e il giorno prima ancora e poi ancora; e con quel che si è scritto o, meglio, non scritto dopo:

La lista blog non avrebbe dovuto essere proposta.
Io ho partecipato alla riunione a porte chiuse del 3 marzo in via Mariano Stabile, a Palermo, tra Miccichè e i suoi blogger. Ci sono andato da lettore, dopo aver mandato il mio curriculum. C’erano soltanto due veri blogger, perché uno dei tre era assente per impegni di lavoro. Gli altri erano o aspiranti politici o appartenenti a segreterie politiche o semplicemente persone coinvolte dalle parole di quei giorni, un po' come nel mio caso.
Si è capito da subito che mancavano i presupposti per mettere in piedi una lista, ma dissi, in quella riunione, nonostante fossi boicottato da volti che ho poi ritrovato nei filmati stessi del blog di Miccichè, che non farla avrebbe interrotto la fiducia tra i lettori e Miccichè, visto che era stata presentata con così tanta passione e determinazione… il motivo per cui si è capito che non si poteva fare è stato lo stesso fatto che mancavano le persone che potessero essere indicate in quella lista: o perché arriviste, o perché aspiranti a qualcosa che non apparteneva alla loro possibilità di esprimere una posizione di pensiero, o perché inadatte a rappresentare un ruolo.
Bastava dirlo, scrivendolo da subito sul blog, con la stessa schiettezza che era stata uno dei motivi del suo successo e continuare senza interruzioni il dialogo con i lettori-elettori. E, invece, si è taciuto e si è mantenuta la presenza nei commenti degli pseudo blogger e di quei pochi blogger veri, che non sono altro che un numero ristretto di persone [come adesso anche me, che da quella esperienza ho aperto questo blog], che continuano a credere nel pensiero di una persona che non hanno smesso di considerare un leader.
Soltanto che alcuni tra loro fanno parte di chi spera in un ruolo. Mentre io, in quella riunione, parlavo di spersonalizzazione dei ruoli e di un progetto. Come nell'idea proposta dal Presidente di una politica 2.0, priva, per il suo stesso voler essere alternativa, dei limiti di conduzione legati al vecchio modo di intendere la politica e il rapporto tra rappresentante ed elettore. Al quale, nei fatti e nel loro porsi, continuano a fare riferimento molti tra coloro, che, a parole, sostenevano, già nel corso della riunione voluta da Micciché, di aderire al 2.0


Quando ho provato a discuterne nel blog di Micciché, ancora adesso, a distanza di mesi, sono stato attaccato per il mio stesso ricordare ad alcuni, e ad alcune, il loro essere lì ad aspettare chissà cosa. E il mio aver scritto che molti non hanno capito niente di quel 3 marzo, viene ancor oggi considerato un insulto.
Invece è che, da allora, mancano dal blog i lettori-elettori.
E sono rimasti i blogger senza un vero blog, forse perché non saprebbero cosa scriverci, e alcuni blogger veri, con le idee e gli attributi mentali per portarle avanti, come Beppe Vicari e Michele Pivetti [avvocato, che presiede, comunque, un "Circolo del buon governo" a Palermo e, quindi, è già in politica]… e Walter Giannò.
Mentre altri, come Antonio Di Pietro, hanno visto crescere il loro peso politico dalla coerenza con i lettori, un leader autentico con il carisma di Gianfranco Miccichè sembra averlo perduto nel non aver saputo privilegiare l’importanza della sua immagine davanti ai lettori, mancando della cosa fondamentale che fa parte del filo che si crea con gli stessi, la coerenza e l’immediatezza di linguaggio che avevano decretato, per le stesse considerazioni e ragioni, il successo del suo blog e avrebbero contribuito a determinare le condizioni per il suo successo elettorale, nel caso la scelta del centrodestra fosse ricaduta su di lui.
Questo è quel che non si è compreso e che anche chi, come lo stesso Micciché, ha compreso non ha avuto cura che arrivasse ai lettori-elettori: che Micciché la lista non ha potuto farla, perché, nonostante l’entusiamo, mancavano le persone… e che mancassero è provato dal fatto che soltanto per aver espresso il mio pensiero in modo coerente e determinato, quel giorno, in riunione, in molti hanno creduto che appartenessi al gran numero di coloro che erano lì soltanto per sgomitare. Ecco, adesso sono rimasti soltanto quelli. O quasi.

Alfio Fiamingo



Nel mio blog, è libertà , mi sono occupato di "Politica & Rete" anche in questi altri due post:

Politica & Rete [1] e Politica & Rete [3] Creare ed accrescere il consenso, per poi tradurlo in voti...


...il blog ufficiale di Gianfranco Micciché